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Cosa odiate?









Secondo numero dell’Aq. e seconda puntata della mia rubrica. Ringrazio chi ha letto la prima puntata e i ReGattori (cito testualmente l’ultimo numero dello scorso a.s. (visto come sono attento! [N.d.P.])) che mi hanno concesso questo foglio A4 da cui vi parlo. ‘‘Io sono qui’’ (frase attualmente non molto originale), speriamo anche voi sempre più numerosi. Colgo qui l’occasione per descrivere la natura (= phÿsis (scusate ma ho studiato troppo filo)) del mio spazio: vorrei infatti creare un talk show interattivo in cui siate voi lettori ad esprimere pareri ed opinioni (sempre con un velo più o meno spesso di ironia) sul tema proposto il mese prima.
Ma veniamo a questa seconda puntata che, non avendo potuto lanciare il sondaggio nel numero scorso, dovrò arrangiarmi a costruire da solo... aspettate! Datemi il tempo di pensare! Ah ecco, trovato! Visto che il tema che avevo pensato il mese scorso era ‘‘Cosa odiate?’’, sarò io a rispondermi da solo!
Innanzitutto, come prima cosa che odio fra tutte quelle che mi circondano c’è  l’alito pesante di chi i parla, tantopiù se mi si appiccica... sì, lo so che è un argomento terribile e che forse state mangiando o leggete mentre la prof. di religione sta parlando (che già da sola è dura da digerire)... Approfitto però della schifezza che ho detto per aprire una parentesi a mio parere molto divertente. Oltre alle squallide frasi del tipo «Ha un topolino morto in gola!?» o simili per descrivere chi è afflitto (povero lui e poveri noi che gli stiamo vicini) da questo morbo, a Roma si utilizza un’espressione bellissima: si dice «Hai ingoiato un ragazzino con le Mekap». E qui chi non sa cosa diamine sono le Mekap... No, non si mangiano! Forse se le ricordano i più vecchi (quintini e quintini-bis), ma forse è meglio che chiediate conferma ai vostri avi. Ebbene, circa 15-20 anni fa (e adesso mi viene la voce da cantastorie), esistevano per i ragazzi tre tipi di scarpe: il primo, da passeggio, era rappresentato dalle Kickers, che esistono tuttora, ma che ‘‘ai tempi’’ erano alte fin sopra la caviglia e riconoscibile per avere un bollino verde sotto la destra e uno rosso sotto la sinistra. Gli altri due tipi erano a carattere ginnico ed erano rispettivamente le Mekap e le Tepa: i più (tra otto virgolette) fortunati avevano le Tepa, agli altri toccavano le orripilanti Mekap che avevano un suolone enorme, tipo ‘cugini di campagna’, con strisce colorate messe qua e là a caso, e per di più non contribuivano sicuramente a deodorare l’ambiente (un po’ le Superga di allora (e sarà contento il Signor Superga della pubblicità che gli faccio!)). E chiudo qui questa parentesi folkloristica che avrà sicuramente ampliato la vostra cultura storica!
Per tornare a ciò che odio, secondo posto guadagnato dalle persone del tipo ‘‘mani ovunque’’: sono quelle, per intenderci, che non si limitano a stringerti la mano, atto già di per sé schifoso per la presenza di mucoviscidosi sulle mani, ma ti toccano, ti battono le spalle, ti accarezzano la testa e altre simili nefandezze. Molto simile a questa categoria è quella delle vecchiette (lontanissime parenti di tua nonna) che quando ti incontrano ti baciano e sbaciucchiano e poi iniziano a dire «Oh, ma che bel juinott! Ma se te sé cresü» (= ma come sei cresciuto) anche se sei alto come la prof. Gallo (non si offenda).
Infine — e chi non li odia? — la terza posizione se l’aggiudicano i tappetini pelosi copri water: quegli strani oggetti correlati con l’arredamento del bagno che stanno in modo alquanto instabile sopra al cesso (e forse non si può scrivere ‘instabile’ sull’Aq.). Innanzitutto non ho mai capito l’utilità visto che scivolano in ogni dove nel momento del bisogno ( e mai come in questo luogo la parola bisogno è stata carica di significato!); inoltre sono anche esteticamente orribili!!
Penso che ora sia meglio concludere, anzi mi casso (e non è una parolaccia!) da solo e passo al sondaggio del mese prossimo. Il titolo dell’ultimo album degli 883 ‘‘La donna il Sogno & il Grande Incubo’’ e soprattutto il testo del title-track dell’LP mi hanno ispirato questa domanda: ‘‘Quale è il vostro sogno e il vostro grande incubo?’’
Rispondete numerosi con lettere, fax, via Internet, con un piccione viaggiatore o un ‘‘message in a bottle’’ (by The Police) e siate simpatici più che potete.
E se troverò la cassetta (sempre quella dell’Aq. appesa nell’atrio) strapiena delle vostre risposte sarò molto ma molto ma molto felice, ma LO SCOPRIREMO SOLO VIVENDO / E ADESSO HO UN PO’ PAURA / ORA CHE QUEST’AVVENTURA / STA DIVENTANDO UNA COSA VERA...Ciaoooooo!

P.S. Scusate la conclusione ma devo aver mangiato qualcosa che mi ha fatto male, o forse lo spacciatore non è più quello di una volta e non taglia più bene la roba!
P.P.S. O magari c’è qualcuno vicino a me con le Mekap e i fumi mi danno alla testa!