Home Page Cabaret

Il supermercato









Oggi mi sento particolarmente casalingo, quindi voglio dedicare alcuni pensieri alla vita delle “massaie” — come le chiama Mike Bongiorno — che si devono recare a fare la spesa.

È bene precisare che sono passati i bei tempi in cui le signore andavano al mercato, in un clima di familiare cortesia per comprare la frutta o le uova che i contadini ricavavano dai loro poderi...  Adesso si va al SUPERmercato, meglio detto, all’inglese, supermarket.  Chissà poi perché ’sta mania di fare le cose SUPER, manco poi l’Esselunga fosse l’Empire State Building...  È però vero che per le gentili signore andare al supermercato è una cosa SUPER!  In primo luogo possono comprare di tutto (e questo, si sa, è uno dei loro passatempi preferiti!), in secondo luogo è una valanga di occasioni di incontrare la sciura Marisa del piano di sopra (ca**o, sta a 20 scalini da te, perché devi andare ad incontrarla al supermercato, che ti devi fare 38 minuti di macchina all’andata e 38 al ritorno, salvo traffico?), o per vedere la spùsa del bagai del fruttivendolo, che «l’è mia tant bela ma la ga i danéé!»  (trad.: «non è molto bella ma è ricca!»), ecc. ecc...

Fatto sta che mia mamma per comprare 1 etto di prosciutto cotto e le sottilette Fila e fondi, ci impiega 2 ore e 12 minuti e 133 prodotti che non sapeva le servissero «ma adesso che li ho visti mi son ricordata che li ho finiti..!».

Ma spesso cerco anche di mettermi nei panni di quella povera casalinga che deve fare la spesa in 15 minuti nella pausa pranzo, ha la macchina in divieto di sosta e il bimbo di 2 anni nel passeggino, deve spingere questo maledetto carrello con le ruote bloccate (i carrelli degli altri filano via come la Ferrari di Schumacher, il mio sembra sempre un Ducato che non ha fatto la revisione: torno a casa con due bicipiti che sembro Hulk Hogan!)...

E poi è entra e chi si trova davanti?  Magalli che le dice «Siiiignora!!  Sgrassi questi 200 piatti con Nelsen!!».  E dall’altra parte ce n’è un altro che la chiama e le fa stirare 30 camice con Merito, e poi ancora uno che le fa lavare il pavimento con Tot... E mi stupisco di non aver ancora sentito una signora gridare «Ca**o!!!!  Vengo 5 minuti a fare la spesa e mi faccio il cu*o più che a casa mia!!».

Ma ecco è ormai arrivata all’ultimo corridoio, manca poco alla cassa, ed arriva quell’idiota con i «2 fustini in cambio del suo Dash»...  Non hai ancora capito che non ne voglio due!!!  Per forza: me li dai qui, prima delle casse, così li devo pagare tutti e due e al diavolo la convenienza!!  Chiedimelo dopo, nel cortile fuori dal supermercato, se voglio fare cambio, che te lo tiro nella schiena il mio Dash!

E non è finita: la casalinga, distrutta, arriva alle casse e si pone il dilemma più mastodontico della vita di una donna: «Meglio la cassa con tanta gente, ma coi carrelli semivuoti, o poche persone coi carrelli strapieni?»  Personalmente preferisco quest’ultima, perché sono meno i periodi di refrattarietà o di depolarizzazione uniforme[1] in cui la cassiera apre il cassetto, dà il resto, saluta ed allunga la targhetta “CLIENTE SUCCESSIVO” al cliente successivo!

Poi c’è la cassa veloce — max 10 pezzi.  Immancabilmente è l’ultima delle casse, la numero 35 in fondo al supermercato, quasi nel parcheggio.  Immancabilmente un’idiota, che è già in fila alla cassa 10 vede che la 35 è semivuota: allora tenta, nel modo più veloce possibile, di uscire dalla sua cassa (anche investendo chi è già dietro di lui) per arrivare alla 35.  Ci arriva, ma subito è impressionato dalla luce gialla che vi lampeggia sopra: «Cassa veloce».  Pensa: «Toh, che cu*o!  Così ci metto meno!».  Passano alcuni attimi e, poco prima che sia il suo turno, legge la scritta che si alterna alla precedente: «Max 10 pezzi».  Fa due più due, capisce che lui non è Max, chiede a quello dietro ma nemmeno lui è Max, la cassiera non ha l’aria di essere Max, così intuisce che significa «Stai qui solo se hai meno di 10 pezzi, sennò fuori dalle ba**e!!».  Ma lui non sa se ha più di 10 pezzi nel carrello, così li conta, due o tre volte per essere sicuro, alla quarta volta perde il conto, alla quinta è sicuro di averne 12; intanto è già il suo turno da qualche minuto e la cassiera lo attende con aria seccata; il cliente successivo ha già impugnato la targhetta con scritto CLIENTE SUCCESSIVO a mo’ di randello, e lui, pacificamente compie l’ennesima retromarcia sui piedi di chi sta dietro e se ne torna alla cassa 10...  Lì c’è ancora una SUPERcoda... però è sempre bello venire al SUPERmercato!

[1]  ... non è una malattia!  È solo la fase in cui una parte del nostro corpo non può ricevere un ordine, fra un ordine e l’altro... non avete capito?  Pace avrete un parente medico, no?!  E allora lo venite a chiedere a me!!??